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SCHEMI DI
TERAPIA DIETETICA NELLA DERMATITE ATOPICA
Paolo Meglio - Patrizia Lucenti in "Dermatite atopica
e asma", Luisa Businco e Paolo Meglio, 1999
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· I casi indicati sono solo una schematizzazione
della più complessa realtà clinica.
· Il Latte Vaccino può essere contenuto in alimenti
insospettabili come prodotti per l'infanzia, cioccolata anche
fondente, insaccati, alcuni tipi di margarina, vitamine e farmaci
contenenti lattosio.
· Le indicazioni sulle etichette posso essere incomplete
e il LV e l'uovo posso essere indicati con termini spesso poco
comprensibili per il paziente: caseinato, caseina, sieroalbumina,
ovomucoide, ovoalbumina.
· Una gran parte di dolci e biscotti in commercio contengono
uovo, essenziale per legare gli ingredienti tra loro.
· I rischi nutrizionali più noti correlati con le
diete di eliminazione sono lo scarso apporto calorico per le diete
ristrette prolungate nel tempo e l'inadeguata assunzione di Calcio,
facilmente rimediabile con la sua aggiunta nella dieta (250-500
mg./die) e/o con utilizzazione di acque ricche di Calcio. Un altro
deficit possibile è quello di Zinco e, inoltre, può
risultare difficile fornire un'adeguata quota proteica con diete
che escludano LV, uova e diverse carni. L'adeguatezza nutrizionale
delle diete oligo-antigeniche a lungo termine non costituisce
una reale controindicazione ad utilizzarle in situazioni cliniche
altrimenti non risolvibili, ma, piuttosto, a non utilizzarle troppo
facilmente in situazioni nelle quali esse non siano indispensabili.
DERMATITE ATOPICA IN BAMBINO ALLATTATO ESCLUSIVAMENTE
AL SENO
Nel bambino allattato al seno la DA può essere causata
da antigeni alimentari assunti dalla madre e passati nel latte
materno: infatti, anche quantità minime di allergeni possono
scatenare reazioni nei bambini "a rischio", specialmente
se già sensibilizzati dai supplementi di formule di LV
che tanto comunemente sono somministrati nelle nursey ai neonati
a termine nei primi giorni di vita. Anche in questo caso dovrebbe
essere attuata una procedura diagnostica rigorosa: la madre nutrice
dovrebbe essere posta a dieta priva degli allergeni più
comuni (LV, uovo, pesce, arachidi, semi) per circa 10 giorni.
Se a questo segue un miglioramento della DA va verificato se l'introduzione
del LV (ed eventualmente dell'uovo) nella dieta materna aggrava
di nuovo la malattia del bambino. In tal caso la madre proseguirà
la dieta di eliminazione (con integrazione del calcio). Qualora
la dieta materna non fosse efficace, in casi gravi e non rispondenti
alla terapia, sintomatica, si può essere costretti a sostituire
il latte materno con uno dei sostituti del LV. Data la gravità
del provvedimento se ne auspica un'applicazione solo eccezionale.
DERMATITE ATOPICA IN BAMBINO NON ALLATTATO AL SENO ETA'
INFERIORE A 6
M. E' la situazione più facilmente gestibile poiché
fino a 6 mesi il bambino può essere allattato con la sola
formula utilizzata in sostituzione del LV con l'eventuale aggiunta,
verso il 5° mese, di frutta. Quindi, sebbene oltre al latte
vaccino possono essere interessati anche l'uovo e, più
raramente, il frumento, in ordine di preferenza, e sempre che
non si verifichino ulteriori sensibilizzazioni, andranno scelti:
il latte di soia, una pappa a base di carne non vaccina (per esempio
dieta di Rezza-Cardi), idrolisati proteici spinti e, infine, formula
a base di aminoacidi di sintesi. L'uso delle ultime 2 classi di
prodotti è di pertinenza specialistica. Va sottolineato
che il latte di capra (o di pecora) non può assolutamente
essere considerato sostituto del LV poiché la caseina in
esso contenuta ha caratteristiche allergeniche simili a quella
del LV. Tantomeno possono essere somministrati come latti terapeutici,
nella allergia alle proteine del LV, i latti parzialmente idrolizzati
e cosiddetti ipoallergenici (HA) e causa della grandezza dei peptidi
residui.
DERMATITE ATOPICA IN BAMBINO DI ETA' SUERIORE 6 M. E
MONOSENSIBILIZZATO
Nella maggior parte dei casi l'alimento in causa è il LV.
In questi casi, in aggiunta ad un sostituto del LV, il bambino
potrà mangiare tutti gli altri alimenti a cui non è
risultato allergico e che sono adatti per la sua età. Per
motivi di carattere epidemiologico è consigliabile, almeno
fino all'anno d'età, evitare di aggiungere alla dieta l'uovo
o i volatili. Nel caso che l'alimento interessato sia il frumento,
il commercio offre tutta una serie di prodotti alternativi potendo
attingere, fra l'altro, ad alcuni dei prodotti utilizzati dai
celiaci. Va però tenuto conto del fatto che non essendo
i celiaci necessariamente allergici, i prodotti alimentari ad
essi destinati possono contenere anche LV, uovo o soia.
DERMATITE ATOPICA IN BAMBINO DI ETA' SUPERIORE 6 M.
E POLISENSIBILIZZATO
E' la situazione più difficile da gestire. A seconda dei
casi potrà essere utilizzato uno dei sostituti del LV:
dieta di Rezza-Cardi come tale nei bambini più piccoli
oppure i suoi singoli ingredienti variamente cucinati nei bambini
più grandi, fino ad arrivare, nelle situazioni più
gravi, all'uso dei latti elementari (aminoacidi di sintesi). Solo
in casi molto gravi e intrattabili si può ricorrere alla
nutrizione parenterale totale. Queste diete più impegnative
vanno riservate a bambini ospedalizzati e servono a verificare
in modo definitivo se la malattia ha o no la possibilità
di migliorare con la dieta.
DURATA DELLA DIETA TERAPEUTICA
Dopo un periodo d'esclusione che varierà in rapporto alla
gravità del quadro clinico, al tipo di alimento ed al grado
di sensibilizzazione, è opportuno effettuare periodicamente
(ogni 6-12 mesi) tentativi di reintroduzione, mediante TPA (Test
di Provocazione Alimentare), dell'alimento o degli alimenti allergizzanti
per valutare l'eventuale acquisizione di tolleranza. Va ricordato
che anche le assunzioni involontarie, che sono frequenti in questo
tipo di diete prolungate nel tempo, possono fornire utili indicazioni
sulla tolleranza.
IL DESTINO DEL BAMBINO CON DERMATITE ATOPICA
Una sensibilizzazione per alimenti nel bambino affetto da DA può
esaurirsi nel giro di pochi mesi, di anni o divenire perenne.
Studi eseguiti con il TPADCCP (Test di Provocazione Alimentare
in Doppio Cieco Contro Placebo) dimostrano che circa il 30% dei
bambini con DA e allergia alimentare perde (o diminuisce) la sua
reattività, clinicamente obbiettivabile, in un periodo
compreso tra il 1° e il 3° anno di vita.
Tre sono i fattori di rilievo nel determinare la probabilità
che il paziente perda la sua reattività:
· il tipo di cibo cui il paziente è allergico: pazienti
allergici alle arachidi, al pesce, ai molluschi difficilmente
la perderanno, mentre quelli allergici alla soia, al grano, al
latte e alle uova molto probabilmente svilupperanno tolleranza;
· il livello di IgE specifiche a quel particolare antigene:
più è alto il livello delle IgE e meno frequente
sarà lo sviluppo di tolleranza negli anni seguenti;
· il grado in cui il paziente ha aderito alla dieta di
eliminazione: pazienti che hanno ingerito piccole quantità
di allergene o che hanno frequentemente avuto ingestione accidentale
saranno meno predisposti allo sviluppo della tolleranza.
I dati attuali delle letteratura, pur con le già citate
limitazioni metodologiche, indicano che la positività degli
Skin Prick Test nel tempo non correla con la reattività
del paziente, e che i test cutanei possono restare positivi per
cinque o più anni dopo che il soggetto ha introdotto il
cibo tollerandolo.
Oltre a ciò, la sensibilizzazione ad alimenti è
un potente fattore predittivo dello sviluppo successivo di sensibilizzazione
allergica per i comuni aeroallergeni dell'infanzia.
In particolare, è stato documentato che la presenza di
elevate IgE specifiche per l'albume d'uovo correla con lo sviluppo
di asma. In combinazione con un'anamnesi familiare positiva per
atopia, questo fattore è altamente predittivo di allergia
ad inalanti all'età di 3 anni con una specificità
del 99% ed un valore predittivo positivo del 78%.
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